Sei consigli per un’alimentazione sostenibile

Quello della sostenibilità ambientale è, purtroppo, un concetto ancora poco diffuso. Le evidenze sull’origine antropica del riscaldamento globale degli ultimi anni hanno portato ad una maggiore sensibilizzazione sul problema, in particolare per le fasce più giovani della popolazione. In questo contesto, anche dal punto di vista dell’alimentazione sostenibile, vi è stata una presa di coscienza. I nostri comportamenti, anche alimentari, hanno un impatto. Per cui possiamo agire per mitigarlo. Sono nati così i climatariani.

Uno sguardo al contesto.

Tramite questa immagine, presa da uno studio pubblicato su Science nel 2018 (e rielaborata dal sito Our World in Data), possiamo farci un’idea dell’impatto che ha l’alimentazione umana sulle emissioni di gas serra.  

I climatariani hanno come loro obiettivo primario (forse un tantino ambizioso) “l’inversione del cambiamento climatico”, agendo principalmente sulla carbon footprint della dieta. Il raggiungimento di tale obiettivo passa da una serie di regole per migliorare la sostenibilità alimentare, che possono essere riassunte in 6 consigli:

Nutrirsi con alimenti “efficienti”: intesi come efficienti dal punto di vista dell’uso del suolo e dell’utilizzo di acqua e fertilizzanti. In tale categoria rientrano i cereali ed i vegetali in genere, in particolare i legumi (che aiutano a fissare l’azoto nel suolo).

Dove incide: sulla parte marrone del grafico.

Ridurre l’uso di carne bovina da allevamenti intensivi: la carne di bovino è la meno sostenibile. È al primo posto come utilizzo di acqua e altre risorse ed emissione di metano. Oltre a ciò, i bovini consumano molti cereali. Circa due terzi  della produzione mondiale è destinata all’allevamento. La riduzione di utilizzo di questo tipo di carne in favore di carni ad impatto minore (ad esempio le carni avicole) ridurrebbe notevolmente questi consumi, così come la conversione di terreni naturali.

Dove incide: sulla parte rossa del grafico.

Compra locale: in questo caso la motivazione è abbastanza ovvia, se “taglio” il trasporto, diminuirò le emissioni. Anche se dipende da molti fattori. Il km 0 è inteso come prodotto, trasformato, venduto e consumato in un raggio di 70 km. Più bassa è la distanza, più il prodotto è sostenibile. Altre possibili idee per abbattere ulteriormente le emissioni  è il ricorso a gruppi di spesa o il rivolgersi ad aziende agricole che fanno consegne. In entrambi i casi, si utilizza un solo mezzo di trasporto per servire molte famiglie.

Dove incide: sulla parte blu del grafico.

Scegli prodotti agricoli resistenti alla siccità: che quindi hanno necessità di poca acqua per la loro crescita. A livello globale, circa il 70% dei consumi idrici sono imputabili all’agricoltura. Un dato positivo per il nostro paese arriva dall’Istat: circa il 30% della superficie agricola adotta tecniche di irrigazione efficienti, che consentono un risparmio idrico compreso tra il 15 e l’80%. Ma anche noi consumatori possiamo intervenire. Una migliore scelta di ciò che mangiamo (unita ai nostri comportamenti domestici) può contribuire a migliorare la nostra impronta idrica e la sostenibilità della nostra alimentazione.

Dove incide: sulla parte verde del grafico.

Taglia gli sprechi: lo spreco alimentare è una delle grandi vergogne dei nostri tempi. Ogni anno, a livello globale, viene sprecato da un quarto ad un terzo del cibo prodotto, ovvero quanto basterebbe a sfamare quasi due miliardi di persone. Nei paesi in via di sviluppo lo spreco maggiore è legato ad inefficienze a livello di produzione e distribuzione. Nei paesi industrializzati sono gli sprechi domestici a farla da padrone. Compriamo troppo e buttiamo di conseguenza. Per cui compra ciò che ti serve, conserva adeguatamente ed evita gli sprechi (in particolare degli alimenti meno sostenibili, come la carne).

Dove incide: indirettamente su tutto il grafico.

Compra cibo biologico: ecco, questo è forse il consiglio che reputo più “traballante” se così si può dire. Il biologico ha sicuramente alcuni benefici, come un utilizzo più contenuto di fertilizzanti e pesticidi. Ma ha anche dei limiti, in particolare una resa mediamente inferiore. Si parla complessivamente di rese nell’ordine dell’80% rispetto all’agricoltura convenzionale, con eccezioni come i legumi. Parlando di biodiversità, sicuramente le coltivazioni biologiche sonio migliori rispetto a quelle convenzionali. Ma sono anche peggiori rispetto al terreno non coltivato. Supponiamo di avere 200 ettari, e di doverne coltivare la metà in convenzionale per produrre cibo sufficiente. Ci restano comunque 100 ettari non coltivati con elevata biodiversità. Se coltivassimo in biologico avremmo più biodiversità sul campo, ma ridurremmo di 25 ettari la quota di terreni non coltivati. Qual è lo scenario più sostenibile? Non avendo le competenze per esprimere un giudizio su questa complessa questione, mi astengo dal farlo.

Riassumendo

Le regole per un’alimentazione sostenibile fornite dai climatariani sono in sostanza regole di buonsenso.

  • Ridurre il consumo complessivo di carne (preferendo quella meno impattante);
  • Ridurre gli sprechi;
  • Accorciare il più possibile la distanza produttore-consumatore.